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ADOLESCENTI E ADULTI

Disturbi dell’umore

La tristezza e la gioia sono emozioni che fanno parte della nostra vita quotidiana e che possono subire anche importanti oscillazioni in relazione agli eventi di vita che ci troviamo ad affrontare, come ad esempio il dolore provato per la perdita di una persona cara o una reazione di euforia per una promozione lavorativa inaspettata.

Si parla di Disturbi dell’umore quando queste emozioni assumono caratteristiche disfunzionali, provocando uno stato di sofferenza psicologica pervasiva.
Rientrano in questa categoria:

  • Disturbi Depressivi
  • Disturbi dello spettro Bipolare

La crisi depressiva rappresenta un momento di forte perturbazione dell’equilibrio di una persona, caratterizzato da intense emozioni di tristezza  e disperazione, spesso legate alle dimensioni di colpa, rabbia e vergogna. Ci si sente stanchi, impotenti e senza speranza e spesso non si riesce più a provare piacere e interesse nelle attività che in passato ci facevano stare bene.

Nel Disturbo Bipolare, tipicamente la fase depressiva segue temporalmente una fase detta “ipomaniacale o maniacale”, in cui la persona può presentare sintomi quali euforia eccessiva, disinibizione, comportamenti sociali inappropriati, sensazione di onnipotenza e comportamenti disorganizzati e inconcludenti.

E’ ormai ampiamente dimostrato che la psicoterapia cognitiva, in associazione o meno alla terapia farmacologica, risulta efficace sia nel ridurre i sintomi depressivi, sia nel mantenere nel tempo i risultati. Secondo l’orientamento costruttivista, in particolare, assume speciale importanza il significato che il sintomo riveste nella storia e nella vita attuale della persona e nei processi di mantenimento dell’identità personale.

Disturbi d’ansia

L’ansia e la paura sono emozioni normali che ci segnalano la necessità di attivarci di fronte ad un possibile pericolo per fronteggiarlo. Entro certi livelli, dunque, l’ansia può essere considerata uno stato di attivazione che svolge un’importante funzione adattativa nella vita di tutti i giorni.

Tuttavia, ci sono situazioni in cui il livello d’ansia esperito dalla persona risulta spropositato o ingiustificato rispetto all’effettivo pericolo, assumento così aspetti disadattivi e provocando un inopportuno dispendio di energie.

E’ in questi casi che si parla di “Disturbi d’ansia”.
Rientrano in questa categorie i seguenti disturbi:

  • Disturbo d’ansia generalizzato
  • Disturbo di Panico
  • Fobie
  • Ipocondria
  • Disturbo ossessivo-compulsivo

All’interno di una relazione terapeutica di fiducia, il paziente potrà permettersi di esplorare e differenziare i propri vissuti emotivi, creando ponti e collegamenti con eventi di vita affrontati e con l’impatto che questi possono aver avuto sull’identità personale.

Disturbi dello spettro ossessivo

Lo spettro ossessivo-compulsivo comprende tutti quei disturbi caratterizzati dalla presenza di ossessioni (pensieri o immagini mentali che si insinuano nella mente del soggetto contro la sua volontà) e compulsioni (comportamenti o azioni mentali che la persona è costretta ad eseguire in modo ripetitivo nel tentativo di ridurre l’ansia). Spesso costituiscono, per chi ne è affetto e per i familiari, una condizione patologica di gravità così invalidante da arrivare a modificare, anche drasticamente, lo stile di vita sia del paziente che dei familiari.

Rientrano in questa categoria:

  • Disturbo Ossessivo-Compulsivo
  • Dismorfismo Corporeo
  • Disturbo da Accumulo patologico
  • Tricotillomania e Disturbo da Escoriazione
  • Disturbi del controllo degli impulsi (gioco d’azzardo patologico, shopping compulsivo, etc...)

Le linee guida internazionali indicano nella terapia farmacologica associata alla psicoterapia di orientamento cognitivo il trattamento più efficace per i disturbi ossessivi. In particolare, l’approccio terapeutico ha come obiettivo la comprensione del sintomo e dell’evento scatenante e la riduzione della frequenza e dell’intensità dei comportamenti che creano sofferenza.

Disturbi del comportamento alimentare

Si parla di disturbi del comportamento alimentare (o DCA) quando, a causa di un problema psicologico, la persona giunge a mettere in atto comportamenti estremi nella sua relazione con il cibo.

Le tre principali categorie di DCA sono:

  • Anoressia nervosa
  • Bulimia nervosa
  • Disturbo da alimentazione incontrollata (o Binge Eating Disorder)

Il percorso terapeutico, in questi casi, è focalizzato ad individuare, in un clima accogliente e non giudicante, gli aspetti relazionali dei comportamenti messi in atto dal paziente e che spesso hanno a che fare con l’illusione di poter controllare il mondo esterno attraverso un rigido controllo del proprio corpo o con il tema della perfezione, dell’insicurezza e della bassa autostima. Spesso il trattamento richiede una collaborazione continua da parte di un’équipe multidisciplinare con competenze nell’area psichiatrica, internistica e nutrizionistica. Secondo studi recenti, inoltre, il coinvolgimento del sistema familiare sembrerebbe potenziare il buon esito del percorso terapeutico e il successivo mantenimento dei risultati raggiunti (Treasure et al., 2007).

Disturbi psicosomatici

I disturbi psicosomatici possono essere considerati delle vere e proprie malattie che possono coinvolgere diversi apparati del nostro organismo (es. apparato gastro-intestinale, cardiocircolatorio, cutaneo, etc...), ma che sono causate o aggravate da fattori psicologici.

I sintomi spesso sono il risultato di situazioni di forte stress (es.ansia, paura, rabbia, etc...) che iperattivano in maniera cronica il Sistema Nervoso Autonomo, il quale a sua volta reagisce con disturbi fisici, che tuttavia non riescono ad essere meglio attribuiti ad una condiizione medica generale.

Alcuni tra i disturbi più comuni sono:

  • Gastrite
  • Fibromialgia
  • Cefalea tensiva
  • Sindrome del colon irritabile
  • Malattie della pelle

In questi casi, il ruolo della psicoterapia è quello di permettere al paziente di divenire consapevole della relazione che intercorre tra il sintomo fisico e quello che si sta provando a livello emotivo, con l’obiettivo di “dare voce” a quello che il corpo sta cercando di comunicare attraverso la malattia fisica.

Disturbi di personalità

Ciascuno di noi possiede dei tratti di personalità peculiari, che ci caratterizzano e che ci permettono di relazionarci con le altre persone e di reagire agli eventi che accadono in maniera più o meno efficace. In generale, maggiore è la nostra capacità di adattarci ai cambiamenti, maggiore sarà la possibilità di mantenere un livello di benessere psico-fisico soddisfacente.

Quando la modalità di una persona di percepire e reagire agli eventi è eccessivamente rigida e inflessibile, si parla di Disturbi di Personalità. In questo caso, gli individui che ne sono affetti tendono a rispondere in modo inappropriato alle difficoltà della vita, mettendo in atto modalità disfunzionali che spesso inficiano anche le relazioni con i propri familiari e amici.

L’esordio di tali modalità disadattive avviene in genere durante l’adolescenza o nella prima età adulta e tendono a rimanere stabili nel tempo.

I Disturbi di Personalità vengono raggruppati i tre Cluster:

  • Cluster A: disturbi caratterizzati da ritiro emozionale e stranezza comportamentale (Paranoide, Schizoide e Schizotipico)
  • Cluster B: disturbi caratterizzati da instabilità, alta emotività e drammaticità (Borderline, Istrionico, Narcisistico e Antisociale)
  • Cluster C: disturbi caratterizzati da ansia, sottomissione e condotte di evitamento (Evitante, Dipendente e Ossessivo-Compulsivo)

Trattandosi di tratti stabili di personalità, la terapia farmacologica ha poco effetto, sebbene spesso venga utilizzata con beneficio per gestire i sintomi ansiosi, depressivi o di discontrollo degli impulsi collegati al disturbo di base. Il setting terapeutico risulta quindi essere il trattamento d’elezione al fine di modificare e flessibilizzare i rigidi meccanismi di funzionamento che regolano le relazioni interpersonali del paziente.

Disturbo da Stress Post-Traumatico e disturbi dissociativi

Dopo aver subito un evento traumatico, il nostro organismo va incontro ad una serie di reazioni da stress del tutto fisiologiche e che nel 70-80% dei casi tende a risolversi col tempo in maniera naturale, senza necessità di un intervento specialistico.

Diverse sono le variabili che influiscono sul tempo necessario per ritrovare un nuovo equilibrio dopo un evento drammatico: dalle caratteristiche personali, al momento di vita che si sta attraversando fino alla presenza o meno di un supporto familiare o sociale.

Secondo i più recenti studi scientifici, un 20-30% della popolazione col tempo non riesce a recuperare le proprie risorse e a creare un nuovo equilibrio, ma bensì rimane intrappolata in uno stato di sofferenza che non è più naturale, ma che assume caratteristiche patologiche. Si parla in questo caso di “Disturbo da Stress Post-Traumatico (o PTSD)”.

I sintomi più comuni del PTSD consistono nel rivivere l’evento traumatico con ricordi spiacevoli ed intrusivi, incubi e disturbi del sonno, flash backs o con esagerate risposte di allarme. Tale sintomatologia causa disagi significativi a livello relazionale e lavorativo crando un circolo vizioso di pensieri, emozioni e sensazioni corporee altamente disturbanti.

I Disturbi Dissociativi possono insorgere in seguito ad un evento traumatico (o ad una serie di traumi ripetuti nel tempo), ma non coincidono con un Disturbo da Stress Post-Traumatico. Secondo il DSM-IV, la caratteristica essenziale dei Disturbi Dissociativi è la disgregazione delle funzioni, solitamente integrate, della coscienza, della memoria, dell’identità o della percezione dell’ambiente. In sostanza, quando un soggetto si trova a vivere un’esperienza traumatica in quel momento impossibile da elaborare ed integrare nella propria storia di vita e nel proprio senso di sè, quella parte rimane dissociata e si manifesta, spesso in maniera inconsapevole, attraverso sintomi di disregolazione affettiva e corporea.

Tra i sintomi dissociativi più comuni troviamo:

  • Amnesia dissociativa
  • Fuga dissociativa
  • Disturbo Dissociativo dell’Identità
  • Depersonalizzazione e derealizzazione

Il percorso terapeutico che accompagna una persona alla ricerca di nuove risorse e di un nuovo equilibrio in seguito ad una o più esperienze traumatiche è sicuramente un percorso complesso ed articolato, ma soprattutto unico. Di fatto, sembrerebbe non esistere un trattamento standard che possa andare bene in maniera indiscriminata per tutti i pazienti, nonostante essi condividano spesso la stessa diagnosi. Il trattamento della sintomatologia post-traumatica o di quella dissociativa, va quindi “ritagliato” su misura sul singolo paziente (Miti e Onofri, 2011).

GENITORI

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ANZIANI

La vecchiaia, come l’adolescenza, porta con sè forti cambiamenti fisici, cognitivi ed emotivi e questo implica una necessaria ridefinizione di sè. In questa fascia d’età, un percorso di psicoterapia ad orientamento cognitivo-costruttivista va nella direzione della comprensione di sè, dell’individuazione di quegli elementi che, nel percorso di trasformazione dell’identità nel processo di invecchiamento, contribuiscono a costruire situazioni di equilibrio e serenità piuttosto che di sofferrenza ed insoddisfazione. L’attenzione viene quindi posta non solo sugli aspetti di perdita e deficit tipici di questa età, ma anche sul possibile funzionamento adattivo e sulle peculiari risorse dell’anziano.

Le tematiche percorribili sono:

  • Il rapporto con la propria storia (passata, presente e futura)
  • Il rapporto con il proprio corpo
  • La solitudine e l’isolamento
  • La perdita di autonomia
  • Il lutto e la morte nell’invecchiamento (il lutto anticipato di sè, il lutto per il coniuge, per gli amici coetanei, etc...)

Ulteriori ambiti d’intervento di Supporto Psicologico sono:

  • Anziani che si occupano di anziani (coniuge o altro familiare malato ad esempio)
  • Anziani di fronte alla discontinuità (cambiamenti che possono rappresentare una rottura e generare vissuti ed emozioni dirompenti, come ad esempio nel caso di pensionamento, figli che escono di casa, comunicazione di diagnosi infauste, traslochi per stare più vicino ai figli, etc...)
  • Anziani che si occupano di figli o nipoti
  • Conflittualità di coppia
  • Figli caregiver di genitori anziani